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UNIVERSAL MONETARY UNIT, LA CBDC UNIVERSALE DELLE BANCHE CENTRALI

Le oligarchie globaliste occidentali sferrano l’ultimo attacco per il domino globale: una super criptovaluta digitale di riserva internazionale Di Armando Savini, 28 Aprile 2023, https://t.me/chaosmega  Qualche giorno fa, all’International Monetary Fund (IMF) Spring Meetings 2023, la Digital Currency Monetary Authority (DCMA) ha annunciato il lancio ufficiale di una CBDC (Central Bank Digital Currency) globale per […]

Pubblicato ilMay 02, 2023 09:49

Le oligarchie globaliste occidentali sferrano l’ultimo attacco per il domino globale: una super criptovaluta digitale di riserva internazionale Di Armando Savini, 28 Aprile 2023, https://t.me/chaosmega  Qualche giorno fa, all’International Monetary Fund (IMF) Spring Meetings 2023, la Digital Currency Monetary Authority (DCMA) ha annunciato il lancio ufficiale di una CBDC (Central Bank Digital Currency) globale per le banche centrali, la quale rafforzerebbe la sovranità monetaria delle banche centrali che partecipano al progetto. Il suo nome è UMU, cioè, UNIVERSAL MONETARY UNIT, detta anche UNICOIN, una criptovaluta digitale di riserva internazionale che si integrerebbe con le CBDC emesse dalle singole banche centrali. Ecco la definizione che ne dà il DCMA: «La Universal Monetary Unit è una moneta merce (money commodity) a domanda continua e una valuta di pagamento internazionale. La Universal Monetary Unit è la prima criptovaluta che adotta politiche monetarie ingegnerizzata per stimolare una domanda continua con una volatilità minima dei prezzi, più adatta per la conservazione e lo scambio di valore e come valuta di riserva della banca centrale». (QUI) Lo SWIFT sarà il connettore delle banche centrali. Basterà alle banche centrali «collegare i codici SWIFT e i conti bancari a un portafoglio di valuta digitale UMU e effettuare pagamenti transfrontalieri di tipo SWIFT su binari di valuta digitale, bypassando completamente il sistema bancario corrispondente, ai migliori tassi FX all’ingrosso e con regolamento istantaneo in tempo reale» (QUI). Dopo alcuni test in sandbox (lett. “sabbiera”, cioè, un ambiente di prova per il test delle applicazioni), lo SWIFT starebbe sviluppando una versione beta di un nuovo sistema per collegare le valute digitali delle banche centrali (CBDC) con le infrastrutture già esistenti predisposte per le monete fiat (QUI). Le compensazioni avverrebbero, dunque, direttamente tra banche centrali, bypassando le banche commerciali. Dal sito della Digital Currency Monetary Authority (DCMA), apprendiamo che la “Universal Monetary Unit” è una “‘Crypto 2.0”. È qui che emerge la sua vera natura in antitesi alle criptovalute create per una maggiore democrazia finanziaria. «Crypto 2.0 è uno standard aperto per la realizzazione di un sistema monetario pubblico a valuta digitale per banche centrali, banche commerciali e al dettaglio, Fintech e borse di criptovalute. Crypto 2.0 adotta tecnologie, processi e protocolli crittografici conformi ai servizi bancari e finanziari regolamentati. Il termine è stato coniato da Darrell Hubbard, membro fondatore dell’Autorità Monetaria per le Valute Digitali, per distinguere l’Unità Monetaria Universale (“UMU”) alias Unicoin e la Rete Unicoin, la prima piattaforma Crypto 2.0, dal Bitcoin e dalle altre monete alternative progettate per operare al di fuori delle istituzioni finanziarie. Crypto 2.0 reimmagina il contante crittografico e i protocolli crittografici conformi e monetizzabili per le industrie dei servizi bancari e finanziari» (QUI). CBDC & GREAT RESET Come ho avuto già modo di spiegare nel mio libro Sovranità, debito e moneta. Dal Quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare (QUI), i prodromi della nuova criptovaluta di riserva internazionale hanno cominciato ad emergere fin dalla cosiddetta crisi pandemica, il detonatore per eccellenza della moneta unica mondiale. Era, infatti, necessario un Great Reset, cioè, fare tabula rasa, compensando tutta quella moneta creata dalle banche centrali a seguito della grande crisi del 2008 con la distruzione della ricchezza prodotta dalle economie nazionali (risparmi e investimenti). In questo modo si stanno ridistribuendo gli asset reali a favore della finanza speculativa. L’abolizione del contante va letto, dunque, in chiave CBDC. Prima della crisi Corona, le banche centrali non erano molto interessate alle criptomonete. Dopo la crisi, è stata portata avanti la proposta di un nuovo sistema monetario incentrato su una moneta digitale mondiale gestita dal FMI e dalla FED (in quanto ancorata al dollaro), che ha accelerato – soprattutto in Italia – il processo di abolizione del contante. Nel 2021, il Deutsche Wirtschafts scriveva: «Dopo la crisi Corona, la “IMF Coin” sarà la nuova moneta di riserva della prossima era. Dovrebbe essere ancorata al dollaro USA. Ma per raggiungere questo obiettivo, il denaro fiat mondiale sotto forma di prestiti deve prima essere distrutto» (QUI). Si crea nuova moneta da una parte e si distrugge moneta dall’altra al fine di preservare la capacità d’acquisto della prima, detenuta dalle grandi banche d’affari. Il tutto a detrimento della produzione (e quindi dell’occupazione), che a colpi di politiche deflazionistiche e dopo il colpo di grazia inflitto dalla cosiddetta “pandemia”, è regredita di circa trent’anni. Non è un caso che mesi fa, la signora Lagarde invocasse dei lockdown per abbassare l’inflazione! L’implementazione di una moneta unica mondiale sotto l’egida di FMI (e della FED) sembrerebbe costituire la realizzazione di quella vecchia “profezia” già annunciata nel 1988 dall’Economist, sulla cui copertina giganteggiava una fenice con al collo una moneta da 10 Phoenix con data di emissione 2018, affiancata dal titolo: “Get ready for a world currency”. Certo, il nome UMU suonerà un po’ cacofonico rispetto al più nobile Phoenix ma la sostanza è la stessa. Trentatré anni dopo, a maggio del 2021, una nuova copertina dell’Economist annunciava: “Govcoins. The digital currencies that will transform finance”, lasciando intendere che quella moneta universale preconizzata nel 1988 è una criptovaluta di un governo mondiale. Sotto al titolo, brilla l’immagine di un govcoin (un Bitcoin con una G al posto della classica B), con inscritto lo slogan “Government Issue Digital Currency. In Tech We Trust”. Il Presidente della FED Powell, l’anno scorso, disse: «Guardando al futuro, si stanno verificando rapidi cambiamenti nel sistema monetario globale che potrebbero influenzare il ruolo internazionale del dollaro in futuro […] Una CBDC (Central Bank Digital Currency) statunitense potrebbe potenzialmente aiutare a mantenere la posizione internazionale del dollaro» (Speech at the inaugural conference on the International Roles of the U.S. Dollar, June 17, 2022). Qualche mese dopo, l’Amministrazione Biden sondava le possibilità tecniche per la costituzione di un dollaro digitale, evidenziandone i vantaggi in termini di inclusione finanziaria (per chi?) ma anche alcuni aspetti negativi, come ad esempio un sistema di controllo di stampo totalitario: «Una moneta digitale della banca centrale degli Stati Uniti (CBDC) sarebbe una forma digitale del dollaro americano. Pur non avendo ancora deciso se perseguire un CBDC, gli Stati Uniti hanno esaminato attentamente le implicazioni e le opzioni per l’emissione di un CBDC. Se gli Stati Uniti decidessero di emettere una CBDC, potrebbero trarne molti vantaggi, come facilitare transazioni efficienti e a basso costo, favorire un maggiore accesso al sistema finanziario, stimolare la crescita economica e sostenere la continua centralità degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale. Tuttavia, un CBDC statunitense potrebbe anche introdurre una serie di rischi, in quanto potrebbe incidere su aspetti che vanno dalla stabilità del sistema finanziario alla protezione dei dati sensibili» (QUI). CBDC, UN CAMPO DI CONCETRAMENTO DIGITALE Se si tiene conto che la banca centrale degli Stati Uniti non risponde agli Stati Uniti ma agli azionisti della banca centrale, cioè, ai grandi banchieri artefici del Great Reset, le ultime righe da noi sottolineate assumono notevole importanza. Una CBDC universale – regolabile secondo la discrezione dei governatori mossi da dinamiche occulte – può destabilizzare il sistema finanziario, mettendo a rischio la stessa incolumità dei cittadini, che potrebbero essere controllati in ogni aspetto della loro vita quotidiana. Non a caso, l’economista russo Valentin Katasonov, nel suo editoriale “Cospirazione dello Stato profondo”, ha definito il progetto del rublo digitale,promosso dalla Presidente (monetarista) della Banca centrale della federazione Russa, un «campo di concentramento digitale» (QUI). Già un anno fa, Gregor Uhlig scriveva un articolo dal titolo “Der digitale Dollar und sein Beitrag zum Great Reset” (Il dollaro digitale e il suo contributo al Grande Reset, QUI), spiegando quali fossero gli obiettivi celati dietro al “progetto Hamilton”, volto alla programmazione del dollaro digitale, che sarebbe stato la nuova valuta del Grande Reset per controllare il mondo.   «Con il dollaro digitale, la Fed – e solo la Fed – può creare (coniare) o distruggere (riscattare) dollari digitali a volontà e senza alcuna trasparenza. Quest’ultimo è anche descritto nel libro bianco come “rendere i fondi non più disponibili per il pagamento”. Se questo fosse possibile con la cartamoneta, significherebbe che una banconota in un portafoglio selezionato svanirebbe improvvisamente nel nulla. «Funzionerà … È incredibilmente potente. È potenzialmente incredibilmente distopico. Chiunque ne abbia le chiavi – in questo caso, in realtà le chiavi private come emittente, avrà un livello di controllo sulla società che lo usa che nessun essere umano nella storia dell’umanità ha mai avuto – molto più che [nel romanzo] 1984». CBDC & CONTROLLO ASSOLUTO Ultimamente, anche Augustin Carstens, capo della Banca dei Regolamenti Internazionali – cioè, la banca centrale della banche centrali – ha ammesso candidamente che la CBDC è un mezzo di pagamento che dà alla Banca centrale «il controllo assoluto sulle norme e sui regolamenti che determineranno l’uso di questa espressione di responsabilità della banca centrale, e avremo anche la tecnologia per farla rispettare». Sulla scia delle CBDC si sta dando avvio anche alle cosiddette carbon currency, cioè, «titoli standardizzati legati al carbonio sostenuti dal diritto di un’unità di emissioni di carbonio. Può essere utilizzato come nuova valuta di riserva globale e funziona come unità di conto internazionale» (QUI). Ciò significa che oltrepassata la soglia consentita di CO2, la vostra carta potrebbe essere disattivata per l’acquisto di ulteriori beni ad alto impatto ambientale o, addirittura, il vostro conto corrente potrebbe essere azzerato in qualunque momento per qualsiasi motivo ritenuto valido dalle nuove norme emanate con la massima discrezione dalla banca centrale. Stando al progetto UMU, dovrebbe venire a configurarsi un sistema in cui le banche centrali avranno il controllo assoluto sui Paesi loro assoggettati, mentre la politica monetaria globale sarà gestista dalla Digital Currency Monetary Authority (DCMA), sedicente «leader mondiale nella promozione della moneta digitale e delle innovazioni di politica monetaria per i governi e le banche centrali […] composta da Stati sovrani, banche centrali, banche commerciali e al dettaglio e altre istituzioni finanziarie» (QUI). «La Digital Currency Monetary Authority (DCMA) è responsabile della definizione della politica monetaria della criptovaluta Unicoin. Unicoin è una criptovaluta concepita come unità monetaria universale (UMU) per il commercio e i pagamenti globali, continentali e nazionali. La DCMA sta attualmente organizzando un comitato per la politica monetaria di Unicoin (UMPC) composto da un massimo di dodici importanti economisti e leader delle banche centrali di tutto il mondo. Gli obiettivi principali dell’UMPC sono stabilire un quadro di politica monetaria per realizzare Unicoin come riserva di valore a domanda continua e criptovaluta di scambio e garantire che Unicoin si qualifichi come moneta di deposito di riserva per le banche centrali di tutto il mondo. Il quadro di politica monetaria di Unicoin si compone di quattro (4) parti: operazioni di mercato aperto, incentivi alla riserva di liquidità, tassi di sconto FX e tassi di interesse sui depositi» (QUI). Per quanto riguarda le operazioni di mercato aperto di Unicoin, queste saranno poste in essere mediante l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del trading bot di apprendimento automatico. Per stimolare, inoltre, la domanda continua di Unicoin, «il protocollo Unicoin offrirà alle banche e ai detentori di portafogli il mercato transfrontaliero dei tassi di cambio più conveniente al mondo». Contrariamente a quanti inneggiano alle CBDC, credendo ingenuamente che costituiscano i prodromi del Nuovo Ordine Multipolare – e, magari, di qualche nuova età dell’oro per l’umanità – le CBDC rappresentano l’estremo tentativo da parte delle oligarchie globaliste occidentali di mantenere in vita l’egemonia del vecchio sistema unipolare a stelle e strisce, e di resistere il più a lungo possibile ai pesanti colpi inflitti dalle politiche di dedollarizzazione poste in essere dal sistema dei BRICS+, una nuova alleanza in chiave anti-NATO incentrata su un nuovo sistema finanziario alternativo, conosciuto anche come QFS o Quantum Financial System, la cui tecnologia è in grado di spazzare via quella attuale. Stiamo assistendo ad una guerra ideologica, spirituale, prima ancora che politica ed economica, tra due schieramenti caratterizzati da due opposte visioni del mondo. E siamo nel pieno dello scontro. ® Armando Savini

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